Viaggio nella raffinata leggerezza del Kurhaus

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Era il 1874 quando le luci di 120 lampade a gas resero indimenticabile l’inaugurazione del Kurhaus di Merano. L’edificio, storica sede del Merano WineFestival, infatti, è stato abituato fin da subito a fare le cose in grande. Tredici sale, stucchi di finissima fattura, spettacolari finestre ad arco, orpelli floreali e una suggestiva terrazza che si apre sull’incantevole Passeggiata del Lungo Passirio conferiscono alla possente costruzione tutta la leggerezza dell’Art Noveau viennese.

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Il Kurhaus è da sempre un luogo dedito alla bellezza. Originariamente eretto in stile neoclassico, l’edificio iniziato da C.F.L. Förster e concluso da Josef Czerny inizialmente ospitava una sala di lettura con riviste e giornali da tutto il mondo e una sala degli specchi dedicata ai congressi, ai giochi d’azzardo e ad intrattenimenti vari. Erano anni di grande splendore per Merano. Nella seconda metà del XIX secolo, infatti, la nobiltà europea e la crescente borghesia amavano trascorrere le proprie vacanze nella città abbracciata dalle Alpi. A contribuire a far apprezzare i pregi ed i vantaggi di Merano come località di cura e soggiorno fu anche un curioso opuscolo scritto dal dottor Johnatan Nepomuk Huber di Vienna, medico di fiducia della Duchessa von Schwarzenberg, dal titolo “La città di Merano in Tirolo, i suoi dintorni e il suo clima, con osservazioni sulla cura del latte, del siero del latte e dell’uva e sulle vicine sorgenti minerali”.

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L’afflusso dei turisti era talmente importante che, già agli inizi del 1900, il vecchio Kurhaus – che oggi corrisponde al teatro Pavillon des Fleurs – non era più sufficiente a soddisfare le esigenze turistiche dell’epoca. Nel 1911 la città di Merano commissionò, quindi, l’ampliamento dell’edificio a Friedrich Ohmann, autorevole esponente della Secessione viennese che diede vita ad un progetto grandioso. L’architetto ideò la rotonda e la grande sala detta Kursaal, rendendo l’edificio una delle location più prestigiose in stile liberty di tutto l’arco alpino.

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Ad accogliere gli ospiti oggi è l’elegante foyer della Kursaal, con la propria maestosa scalinata, mentre la Rotonda e la Galleria consentono un colpo d’occhio che cattura la bellezza di tutte le sale sottostanti. Ad impreziosire il soffitto della grande sala, le opere di Rudolf Jettmar, Alexander Rothaug e Horazio Gaigher, un vero e proprio omaggio alla mitezza del clima, alla luce e alla fertilità e, sulla cupola del Kurhaus, le tre Grazie danzanti che evocando la leggerezza e la raffinatezza che caratterizza l’intero complesso architettonico. Un posto speciale, insomma, che anche quest’anno si animerà dal 4 all’8 novembre con lo spirito del Merano WineFestival 2016.

F.R.