Merano WineFestival alla conquista del tempo per le cose belle

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Lasciate al vino il tempo di parlarvi e vi racconterà i suoi segreti più emozionanti!

Era il 1992 quando Helmuth Köcher insieme a due amici decise di dar vita ad un festival che portasse a Merano le grandi bottiglie del mondo. A quel tempo le persone si chiamavano ancora con i telefoni a rotelle e internet e le email, per molti di noi, erano solo una vaga idea. “Erano anni in cui si aspettavano le valutazioni di Robert Parker, gli anni in cui nascevano il Gambero Rosso e Slow Food ed in cui il vino altoatesino non aveva grande appeal”, ricorda Helmuth. Da quella data sono passati 25 anni. Oggi le informazioni sono immediate, non c’è comunicazione che non passi per i social network, che non utilizzi le email e gli smartphone più all’avanguardia e il tempo ha assunto un altro valore. Anche il festival meranese è cambiato, si è aperto ed evoluto, come un grande vino, esprimendosi in modo sempre più efficace e coinvolgente.

Il vino (quello buono) ha bisogno di tempo, si diceva. Il tempo della natura, che scandisce la vita delle vigne, quello della cantina, fatto di ritmi serrati e attese, il tempo dell’affinamento, in cui il vino continua a respirare per essere pronto a dare il meglio di se. E poi il tempo, quello che bisogna dargli e bisogna prendersi, per dialogare con lui, incontrarlo e lasciarsi emozionare.

Il tempo, insomma, è un elemento essenziale delle cose fatte bene! Quello del Merano WineFestival è stato scandito da scelte coraggiose, idee visionarie, presenze importanti, approfondimenti, novità e certezze.

Il Merano WineFestival ha dato fiducia al tempo: dalla prima edizione del 1992 ad oggi il numero di produttori presenti è passato da 40 a 650 e quello dei visitatori da 500 a 7.000. Ha saputo spesso giocare di anticipo col tempo, aprendo le porte a temi importanti, quali i cambiamenti climatici e la viticoltura biologica e biodinamica. Ha saputo accorciare il tempo (dei viaggi), portando nella piccola città altoatesina grandi realtà vinicole internazionali. Ha recuperato il tempo da dedicare alle cose belle, passando da una a cinque giornate, di modo da avere più spazio per dialogare con il vino in tutte le sue declinazioni e per far dialogare la cultura del vino con quella del cibo, dell’arte e della musica.

Il risultato è un racconto che dura da 25 anni e che non smette di sorprendere e conquistare.

F.R.