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Aspettando bio&dynamica con Luca D’Attoma

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Da oltre 10 anni il Merano WineFestival dedica una particolare attenzione ai vini biologici, biodinamici e naturali, riservando loro un’intera giornata di degustazioni e confronti.

Anche quest’anno, infatti, sarà l’evento bio&dynamica ad aprire il 4 novembre la 25esima edizione del Merano WineFestival con oltre 50 aziende a conduzione biologica e biodinamica.

Aspettando bio&dynamica abbiamo fatto due chiacchiere con Luca D’Attoma, enologo che non ha certo bisogno di presentazioni e che da anni si dedica al metodo biodinamico.

“Vini biologici” “vini naturali” “vini biodinamici” “vini veri”, sono termini ormai molto usati – quasi abusati – nel mondo vitivinicolo. Spesso, però, vengono utilizzati come sinonimi e in modo confusionario. Può farci da Virgilio nell’inferno delle definizioni?

“Sono molto critico sull’uso di queste definizioni, per me creano confusione e non rendono chiaro il concetto del vino ottenuto seguendo i principi di una sana agricoltura. Vini prodotti da agricoltura biologica e/o biodinamica, ritengo sia il modo più appropriato per definire i vini che si differenziano dalla produzione convenzionale.”

Lei ha iniziato come produttore “classico”? Quando si è avvicinato al metodo biodinamico e perché ha scelto di seguire questa strada?

“Nella mia esperienza da produttore ho iniziato con la biodinamica fin dalla preparazione dei suoli su cui piantare il vigneto, proprio perché volevo approfondire un mondo per me fino ad allora sconosciuto e trovare una strada più stimolante per produrre vini originali e particolarmente apprezzabili.”

In che modo l’agricoltura biodinamica influenza la qualità della vigna e del vino?

“Nell’agricoltura biodinamica c’è l’interazione tra uomo, cosmo e terra; non si utilizzano prodotti di sintesi bensì metodi atti a rendere i suoli vitali e le piante forti e resistenti. Le uve derivanti da questi vigneti racchiudono l’essenza della terra e ciò favorisce la produzione di un vino originale, dove l’intervento dell’uomo è minimo.”

Mi riassume tre delle tecniche principali del metodo biodinamico da Lei utilizzate nel Suo lavoro?

“Seguire il calendario lunare per programmare gli interventi in vigna e in cantina.

Osservare i comportamenti della natura, in particolare il suolo e le piante.

Dedicare grande attenzione in tutte le fasi del processo produttivo.”

2ph: Luca D’Attoma

Finita la vendemmia cosa vuol dire essere un produttore biodinamico, che pratiche si seguono in cantina?

“Terminata la vendemmia, il produttore biodinamico cerca di seguire il vino, lo attende e cerca con lui un continuo “dialogo” . Effettua i travasi quando necessari, segue scrupolosamente le fasi dell’affinamento fino a quando il vino dovrà essere imbottigliato.”

Se un’azienda vitivinicola volesse convertirsi al biodinamico, quali sono le prime considerazioni e i primi passi e che deve fare?

“Nella conversione alla biodinamica deve esserci in primis lo spirito e la volontà del proprietario dell’azienda di accettare regole non convenzionali. Per avvicinarsi al mondo della biodinamica dovrà partecipare ad incontri e dibattiti organizzati dalle Associazioni di riferimento e prendere così coscienza della diversità di approccio alla viticoltura del produttore biodinamico.”

Quali sono i pionieri del metodo biodinamico in viticoltura in Italia?

“A partire dagli anni ’70 si hanno esperienze di viticoltura biodinamica in Piemonte, possono essere citati Stefano Bellotti, Prezza Luigi e Nuova Cappelletta; in Puglia l’azienda Mitriano è stata fra le prime a produrre con la biodinamica.”

Alcuni vini biodinamici sono caratterizzati da piccoli difetti, sensazioni olfattive sgradevoli e disarmonie gustative. Si tratta dell’inevitabile “altra faccia della medaglia”, una sorta di dazio da pagare per aver scelto questo metodo, o si tratta semplicemente di vini fatti male?

“Si tratta semplicemente di vini fatti male.”

A che cosa guarda oggi la biodinamica, quali sono i prossimi possibili sviluppi di questo metodo?

“E’ necessario creare sinergie fra i produttori per favorire e rafforzare i principi della cultura biodinamica, al fine di nutrire la terra.”

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