Argena, una storia d’altri tempi

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C’è poco da fare, nel mondo del vino è difficile trovare un viticoltore a cui non brillino gli occhi quando para della propria quotidianità. Cosa non scontata e, anzi, merce preziosa – quella della passione – nel mondo del lavoro.

Questo slancio autentico verso un mestiere, che è molto più di un mestiere, è uno degli ingredienti essenziali di una bottiglia che valga la pena di essere stappata.

Ad Argena, in Toscana, la famiglia Orlandini racconta una storia che sa un po’ di favola. Sarà per l’ambientazione, i boschi delle colline senesi tra il castello di Gargonza ed il castello del Calcione. Sarà per la protagonista, una vigna di oltre 30 anni abbandonata e presa di mira dai cinghiali. Sarà per i principi azzurri, due (melius abundare), Ascanio Orlandini ed il padre Pier Francesco che nel 1998 hanno deciso di salvarla quella vigna e prendersene cura. Sarà per il lieto fine, che è tutto nelle bottiglie di Argena, un vino d’altri tempi, proveniente da uve Sangiovese e da piccole quantità di Cabernet Sauvignon.

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Ascanio Orlandini

14543381_10211385269894121_917607553_nPier Francesco Orlandini e la moglie

La vendemmia tardiva, a perfetta maturazione, con selezione manuale dei grappoli più belli assicura la qualità della materia prima portata in cantina. Qui la lavorazione è effettuata basandosi su tre linee guida: piccole quantità, lavoro manuale e utilizzo del tino botte nel processo di fermentazione. Ascanio e Pier Francesco hanno investito molto tempo nella ricerca del metodo di vinificazione che potesse esprimere e valorizzare al meglio l’unicità della vigna di provenienza. La scelta è ricaduta sul tino botte e le follature manuali, elementi che dotano il vino di conservanti naturali e che gli conferiscono l’impronta distintiva ed unica di ogni annata. Finita la sosta nei tini botte, di circa 3 settimane, il vino viene trasferito in barriques francesi di primo e secondo passaggio per un periodo di 18 mesi e, successivamente, in botti di legno da 26 hl.

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La produzione è limitata a circa 5.000 bottiglie bordolesi e 600 magnum l’anno, che riportano tutte il metodo seguito in cantina e sono siglate a mano. La prima produzione ha visto la luce nel 2000, l’ultima imbottigliata è il 2005, le altre vendemmie aspettano ancora il proprio momento nei tini botte. L’Argenta è un vino davvero emozionante e sarà possibile assaggiarlo al Merano WineFestival 2016, fra le new entries, dove fra le altre verrà presentata in anteprima l’annata 2005.

A voler ben guardare, in questa favola c’è anche un grande insegnamento: la natura sa ricompensare l’amore e la passione di chi le dedica dedizione e rispetto.

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